Il compenso dovuto dal soggetto che riceve in prestito per l’uso del capitale altrui era definito usurae (da usus). Detto termine si riferiva ad un normale interesse e non era connotato da un’accezione spreggiativa corrispondente a interessi eccessivi. Nel diritto romano il mutuo – come visto – non era di per sé oneroso; era possibile…
Il principio dell’essenziale gratuità del mutuo soffriva due eccezioni: l’una per il mutuo delle civitates, l’altra per il c.d. foenus nauticum. Tuttavia è opportuno subito sottolineare che entrambi i casi esulavano dal campo di applicazione proprio del mutuo, pur trattandosi di negozi economicamente analoghi . Per i mutui concessi dalle civitates vigeva un regime particolare…
Dal mutuo nasceva l’obbligo del mutuatario di restituire il tantundem nei limiti della datio operatagli. In caso di inadempimento il mutuante poteva usufruire dell’actio certae creditae pecuniae se si trattava di mutuo di denaro o della condictio certae rei (detta dai giustinanei triticaria) se si trattava di mutuo di altre cose fungibili. Nella prima ipotesi…
La conventio che accompagnava la datio credendi causa poteva accogliere in sé esplicite intese tra le parti del mutuo. Erano frequenti la determinazione del tempo della restituzione e quella del locus solutionis. Gaio, nel definire il contratto di mutuo non specificava se la data di restituzione potesse essere oggetto di un esplicito accordo. Il probema…
Un esempio di contratto di mutuo può essere così descritto: Tizio trasferiva a Caio dieci anfore di vino, convenendo con lui la restituzione della stessa quantità e qualità di vino . a) Per qualificare l’affare come mutuum il primo requisito era l’effettiva traslazione della proprietà delle dieci anfore di vino al mutuatario. Se Tizio ne…
Nei tempi primitivi del ius privatum, per quegli atti che la c.d. Pandettistica del XIX secolo denominò ‘negozi giuridici’, la forma era tutto e non assumevano alcuna importanza la volontà e la causa . Rilevava esclusivamente l’esteriorità dell’atto, consistente per lo più in formule orali o mimiche gestuali. I Romani cominciarono ad acquistare coscienza dell’essenzialità…
In tarda età postdecemvirale, allorché la pratica del nexum era divenuta improponibile e la stessa stipulatio non era sempre, da chiunque e dappertutto facilmente praticabile, si affermò il principio di ius civile per cui, qualora la datio non fosse dovuta a liberalità o a pagamento o a quant’altro gli interessati l’avessero destinata, si presumeva che…
Il mutuo veniva largamente praticato sin dall’alta antichità, in tutto il Mediterraneo, specialmente presso la civiltà assira, egizia, greca e certamente anche a Roma. Nella metà dell’VIII secolo a.C. Roma era un piccolo villaggio di capanne di rami e foglie, abitato da pastori che cominciavano con molta fatica a lavorare la terra, trasformandosi a poco…
La dazione di cose fungibili a favore di un soggetto che le fa sue e, a tempo debito, ne restituisce il ‘tantundem eiusdem generis et qualitatis’ veniva designato dai Romani con la parola mutuum o mutui datio. Le espressioni più frequenti erano: ‘mutuum dare’ , ‘mutuum accipere’ , ‘mutuum sumere’ . Prima del sostantivo si…
Ci si obbligava re nel caso di mutuo, di pagamento dell’indebito, di fiducia, e successivamente, di deposito, di commodato e di pegno. Il mutuo può essere definito come quel contratto mediante il quale una persona, detta mutuante, trasferiva ad un’altra, detta mutuatario, la proprietà di una determinata quantità di pecunia o di altre cose fungibili,…
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