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Al licenziamento dei dipendenti pubblici si applica l'art. 18 e non la legge Fornero

cassazione_180La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, con la recentissima sentenza del 09.06.2016 n. 11868, ha affermato che “il licenziamento del personale del pubblico impiego non è disciplinato dalla legge Fornero ma dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori”.

DECRETO-LEGGE 3 maggio 2016, n. 59

italiaDECRETO-LEGGE 3 maggio 2016, n. 59

Disposizioni urgenti in materia di procedure esecutive e concorsuali, nonchè a favore degli investitori in banche in liquidazione.
(GU n.102 del 3-5-2016) Vigente al: 4-5-2016

Capo I
Misure a sostegno delle imprese e di accelerazione del recupero crediti

Obbligazione di mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio e di risarcibilità del danno da deprivazione genitoriale

giustiziaIl Tribunale di Nocera Inferiore, in persona del Giudice Monocratico Cons. Dott. Emanuela Musi, con la Sentenza n. 09 del 04.01.2016, affronta — con rara sensibilità e profonda competenza giuridica — il tema delicato e complesso dell’obbligazione di mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio nonché quello della risarcibilità del danno da deprivazione genitoriale.
Orbene, il Tribunale di Nocera Inferiore, con riguardo alla prima delle riferite problematiche,  osserva che “l’obbligazione di mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio, essendo collegata allo status genitoriale, sorge con la nascita e per il solo fatto di averli generati persistendo fino al momento del conseguimento della loro indipendenza economica, con la conseguenza che nell’ipotesi in cui, al momento della nascita, il figlio sia stato riconosciuto da uno solo dei genitori, il quale abbia assunto l’onere esclusivo del mantenimento anche per la parte dell’altro genitore, egli ha diritto di regresso nei confronti dell’altro per la corrispondente quota, sulla base delle regole dettate dagli artt. 148 e 261 c.c., (v. oggi l’art. 316 bis c.c., introdotto dal D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154) da interpretarsi alla luce del regime delle obbligazioni solidali stabilito nell’art. 1299 c.c.”.

“Diritto d’Amore” e matrimonio omosessuale ovvero egualitario

codice_civile1_180Il Consiglio di Stato, con la Sentenza del 4 novembre 2015, n. 5043, ci offre l’occasione per trattare il tema del “matrimonio omosessuale”, che, com’è ovvio che sia, prima ancora di aprire un acceso dibattito giuridico, esprime tutta la sua rilevanza in campo etico, religioso, socio-economico e politico.
Orbene, per matrimonio omosessuale si intende l'unione per mezzo dell'istituto del matrimonio tra coniugi del medesimo sesso. In alcuni Stati detta unione è consentita, mentre in altri è vietata.
La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha recentemente condannato l’Italia al risarcimento dei danni morali in favore di tre coppie omosessuali, che da anni vivono insieme in una relazione stabile, in quanto l’Italia, non riconoscendo in una forma istituzionale definita le unioni tra persone dello steso sesso, ha violato il diritto al rispetto della vita privata e familiare. Per la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo, infatti, “la tutela legale attualmente disponibile” in Italia “per le coppie omosessuali non solo fallisce nel provvedere ai bisogni chiave di due persone impegnate in una relazione stabile, ma non è nemmeno sufficientemente affidabile”.

La misura del DASPO

studiolegale_180L’art. 6 l. 13 dicembre 1989, n. 401 statuisce quanto segue: "Nei confronti delle persone che risultano denunciate o condannate anche con sentenza non definitiva nel corso degli ultimi cinque anni per uno dei reati di cui all'articolo 4, primo e secondo comma, della legge 18 aprile 1975, n. 110, all'articolo 5 della legge 22 maggio 1975, n. 152, all'articolo 2, comma 2, del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, all'articolo 6-bis, commi 1 e 2, e all'articolo 6-ter, della presente legge, nonché per il reato di cui all'articolo 2-bis del decreto-legge 8 febbraio 2007, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2007, n. 41, e per uno dei delitti contro l'ordine pubblico e dei delitti di comune pericolo mediante violenza, di cui al libro II, titolo V e titolo VI, capo I, del codice penale, nonché per i delitti di cui all'articolo 380, comma 2, lettere f) ed h) del codice di procedura penale, ovvero per aver preso parte attiva ad episodi di violenza su persone o cose in occasione o a causa di manifestazioni sportive, o che nelle medesime circostanze abbiano incitato, inneggiato o indotto alla violenza, il questore può disporre il divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono manifestazioni sportive specificamente indicate, nonché a quelli, specificamente indicati, interessati alla sosta, al transito o al trasporto di coloro che partecipano o assistono alle manifestazioni medesime. Il divieto di cui al presente comma può essere disposto anche per le manifestazioni sportive che si svolgono all'estero, specificamente indicate, ovvero dalle competenti Autorità degli altri Stati membri dell'Unione europea per le manifestazioni sportive che si svolgono in Italia. Il divieto di cui al presente comma può essere, altresì, disposto nei confronti di chi, sulla base di elementi di fatto, risulta avere tenuto, anche all'estero, una condotta, sia singola che di gruppo, evidentemente finalizzata alla partecipazione attiva ad episodi di violenza, di minaccia o di intimidazione, tali da porre in pericolo la sicurezza pubblica o a creare turbative per l'ordine pubblico nelle medesime circostanze di cui al primo periodo. Il divieto per fatti commessi all'estero, accertati dall'autorità straniera competente, è disposto dal questore della provincia del luogo di residenza ovvero del luogo di dimora abituale del destinatario della misura”.

La Convenzione di Montego Bay: la “costituzione degli oceani” (a cura di Giuseppe Matrone)

La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, firmata a Montego Bay in data 10 dicembre 1982, rappresenta il principale riferimento normativo in tema di giurisdizione degli spazi marini.
Allo scopo di evidenziare l’onnicomprensività dei suoi contenuti molti Autori la definiscono come la “costituzione degli oceani”.

Il caso Arctic Sunrise (a cura di Giuseppe Matrone)

thank_you_arctic_sunrise_1801. Il fatto.

Il 21 ottobre 2013 veniva rivolta una richiesta per la prescrizione di misure cautelari, pendente la costituzione di un Tribunale Arbitrale, al Tribunale Internazionale per il diritto del mare da parte del Regno dei Paesi Bassi in una controversia contro la Federazione Russa.
La controversia aveva ad oggetto l’arresto e la detenzione della nave Arctic Sunrise e del suo equipaggio da parte delle Autorità russe.
L’Arctic Sunrise era una nave rompighiaccio di proprietà di Greenpeace International battente bandiera olandese.
Il sequestro della nave era avvenuto il 19 settembre 2013 durante un’azione di protesta contro le operazioni di trivellazione della piattaforma petrolifera “Prirazlomnaya” nel Mare Glaciale Artico.
Al fermo ed all’arresto dell’equipaggio dell’Arctic Sunrise, composto da 2 giornalisti e da 28 attivisti di Greenpeace, faceva seguito la detenzione e l’avvio di un procedimento giudiziario nei loro confronti.
In capo a questi le prime accuse mosse furono di pirateria marittima. Tuttavia, come sottolineato dalle stesse Autorità russe, mancando i requisiti essenziali alla configurazione dell’illecito di pirateria, le accuse mutarono in atti di vandalismo.

Materie di competenza del Tribunale Internazionale per il diritto del mare (a cura di Giuseppe Matrone)

Una controversia per essere sottoposta al giudizio del Tribunale Internazionale per il mare deve concernere le materie di competenza di questo come indicato espressamente dall’art. 288.
Le materie di competenza del Tribunale possono essere raccolte nelle seguenti tre categorie:
    -    dispute concernenti l’interpretazione o l’applicazione della Convenzione;
    -    dispute relative all’interpretazione o all’applicazione di un accordo internazionale in connessione con i fini della Convenzione;
    -    dispute sottoposte alla Camera sui fondi marini o a qualsiasi altra Camera o Tribunale arbitrale istituito secondo la Convenzione.
Il Tribunale è, tra l’altro, tenuto a decidere, in via preliminare, se una questione sottoposta al suo giudizio sia rispondente alle norme previste per l’esistenza della sua competenza in attuazione del principio generale del “competence-competence”.

La giurisdizione del Tribunale Internazionale per il diritto del mare (a cura di Giuseppe Matrone)

Il Tribunale Internazionale per il diritto del mare esercita la propria giurisdizione nei casi che di seguito vengono annoverati.
In primo luogo, a norma dell’art. 287 della UNCLOS gli Stati tra i vari mezzi di soluzione delle controversie relative all’interpretazione ed applicazione della Convenzione possono scegliere il Tribunale.

Il Tribunale Internazionale per il diritto del mare

Il Tribunale Internazionale per il diritto del mare (ITLOS), formato da 21 membri indipendenti, eletti dagli Stati parti della Convenzione, svolge le sue funzioni in ossequio all’apposito Statuto.
I Giudici sono eletti per la durata di nove anni e possono essere rieletti.


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